Note e citazioni

Pensieri IpnoticiNote esplicative |Un connubio indissolubile |Citazioni

 


Pensieri Ipnotici" (liberamente tradotto dall'inglese)

Rapide le mobili sabbie

scorrendo nella clessidra

del tempo schivano

pensieri ipnotici

plancton infinitesimale

luci fluorescenti

sull' ansante rigonfiamento

oceanico

dell'esistenza della vita

Lorenzo - 1974

 

Note Esplicative

C’è una teoria che si potrebbe essere tentati di sostenere, quella secondo cui l’uomo diventando sempre
più intellettualizzato (ed elettronicamente meccanizzato) starebbe progressivamente perdendo le residue ‘facoltà extrasensoriali’,
facoltà che un tempo gli servivano  per sopravvivere ai pericoli dell’ambiente a lui ostile.

Si potrebbe continuare ad affermare che la crisi della percezione extrasensoriale dell’uomo derivi dalla nascita (avvenuta probabilmente
150.000 anni fa) del linguaggio fonetico (forse una mutazione del gene di neanderthal FOXP2) 1), un evento in genere acclamato
come una delle tappe decisive dell’evoluzione del nostro sistema nervoso centrale, e di conseguenza della civiltà.

Eppure, l’affermazione: ‘In principio era il Verbo’ non può pretendere di essere antropologicamente corretta (l’affermazione ha
senso solo se il sostantivo ‘Verbo’ viene assunto nel significato teologico di ‘Logos’) dato che sicuramente ‘forma’, ‘percezione di
metafora’, 2) e probabilmente ‘musica’ sono antecedenti al ‘VERBO’! 3)

Tuttavia, l’operazione magica e funzionale di trasformare e organizzare la sostanza di una ‘realtà’, o di un oggetto, seguendo le
regole del pensiero astratto e simbolico, in suoni o in una serie di suoni, sono state un lusso pagato a caro prezzo. Questo ha
portato , inevitabilmente, alla creazione di una barriera tra individuo e realtà, e tra il rapporto degli esseri umani con il misterioso
universo multi-dimensionale. Al momento della stesura di questo testo (fine 2012) la ‘Teoria delle Stringhe’ (se abbiamo, anche
solo approssimativamente, compreso correttamente lo ‘stato dell’arte’, e nonostante la ‘Teoria della gravità quantistica a loop’) richiede
almeno dieci o 11 dimensioni – la Teoria delle Stringhe bosoniche ne richiede addirittura 26 !

Il nostro universo (probabilmente solo uno degli infiniti universi), o, se preferite, quella parte o ‘bolla’ dell’’iperspazio’ in cui viviamo,
sembrerebbe essere composta predominantemente (a partire da circa 13,8 miliardi di anni fa) di ‘quasar’, ‘pulsar’, ‘supernove, ‘nane
brune’, ‘nane bianche’, ‘neutrini’,4) ‘quark’, ‘antimateria’, ‘buchi neri’, ‘onde gravitazionali’, ‘lenti gravitazionali’,5) ‘energia di vuoto’,
‘una costante cosmologica’, ‘materia oscura’ (‘positroni’?), ‘energia oscura’ ecc. e plausibilmente (altamente probabile?!), ‘campi
morfici’ e ‘risonanza morfica’6) che entrano a fare parte delle più complesse combinazioni e agglomerazioni di atomi che unendosi
hanno creato le cellule viventi.

A volte, questi agglomerati sono espressioni consce (l’umanità con le sue svariate capacità comunicative) di una ‘realtà’ che ispira
soggezione, perché appare ancora più singolare, vasta e più incomprensibile, contorta, assurda, bizzarra e ‘ingarbugliata’ 7) rispetto a
quello che la teoria dei quanti 8) sembrerebbe suggerire. La ‘Teoria delle stringhe’ e/o l’‘Ipotesi del mondo-brana’ sono tentativi
di ‘svelare’) questa particolare realtà, e la ‘Teoria dell’informazione’ (una scienza generativa) sta suggerendo ulteriori sorprendenti ‘verità’.

Per quanto tutto questo possa confondere, almeno alcune risposte le potremmo trovare se conoscessimo qual era la ‘situazione
generale’ ‘antecedente’ al Big Bang. L’idea più accreditata sembra essere quella che vuole che non c’era ‘nulla’, ma cosa è il nulla?
Nel corso della storia i tentativi di definirlo sono stati innumerevoli: ‘completo vuoto’, ‘spazio vuoto’, o ‘vuoto assoluto’. Ma è
ancora una domanda valida, visto che sappiamo (dagli anni ’60) che il tempo in sé è iniziato con il Big Bang? Non esistevano momenti

di tempo prima di quell’evento, quindi non c’era mai stato un ‘tempo’ quando a prevalere era la nullità. Come ha affermato il filosofo
britannico Sir A. J. Ayer, ‘Chiaramente non può esserci un evento che precede tutti gli eventi. Perché appartenendo alla classe di tutti
gli eventi deve esservi incluso, e quindi non può essere precedente.’ Adolf Grünbaum, fisico della University of Pittsburgh, arriva
alla stessa conclusione: ‘Per quanto l’universo sia finito, è sempre esistito se ‘sempre’ significa ‘in ogni istante del tempo”.’
Tuttavia, queste obiezioni potrebbero essere meramente semantiche, e la domanda rimarrebbe valida quando ci riferiamo alla
situazione che permette al Big Bang di accadere. Secondo il fisico russo Andrei Linde della Stanford University, un 100.000-esimo di
grammo di materia è ‘sufficiente a creare una piccola quantità di vuoto che esploda nelle miliardi e miliardi di galassie che vediamo
intorno a noi,’ e qualche essere appartenente a una civiltà non troppo più avanzata della nostra potrebbe ricreare l’universo in un
laboratorio. Il modello dell’‘universo oscillante’, proposto per la prima volta da Alexander Friedmann nel 1920, postula che il nostro
universo sia emerso dal collasso di un altro. Sir Roger Penrose, in simbiosi con Stephen Hawking negli anni ‘60, ha “dimostrato”
che il processo di espansione dell’universo a partire dal Big Bang deve essere esattamente opposto a quello che fa collassate una
stella in un buco nero (nel 1994 per questo e per altri raggiungimenti gli è stato conferito il titolo di cavaliere). La ‘Nuova inflazione
cosmologica’ prevede che quello del Big Bang sia un evento di una certa routine – nel qual caso il nostro universo è venuto fuori
dallo spazio-tempo di un altro, ed è solo una parte infinitesimale di un ‘multiverso’ in continua riproduzione.

(A Lorenzo piacerebbe ipotizzare che se dopo un lunghissimo periodo d’espansione accelerante ogni dato universo dovesse iniziare
l’accelerante contrazione il cui esito ultimo è l’implosione, questo collasso porterebbe a un punto talmente minuscolo da dare
origine a un big bang il quale creerebbe, immediatamente, un nuovo universo con sue proprie differenti dimensioni. Quindi la
quarta dimensione del nostro universo sarebbe solamente un ‘tempo’ all’interno dei ‘tempi’ del multiverso.)

Anche accettando l’affermazione di Bertrand Russell: ‘l’universo è semplicemente qui, e questo è tutto,’ rimane sempre la domanda
– chi o cosa ha creato le leggi che lo fanno funzionare? I campi, le particelle e le forze fisiche che saturano lo spaziotempo sono
governate da un insieme di leggi (forse caotiche, ma che nondimeno sono leggi). Perché proprio quelle? (Ogni distinto universo
del ‘multiverso’ ha insiemi di leggi differenti?) E mentre la divinità sarebbe perfetta, le leggi di questa parte del ‘multiverso’ sembrano
piuttosto approssimative, traballanti e lontane dalla perfezione!
D’altro canto, potreste credere (forse con una comprensione imperfetta di Lee Smolin) che l’insieme di leggi sopra ricordato si sia
formato nel corso del tempo per favorire le esigenze predominanti dell’evoluzione della ‘materia che abbiamo tra le mani’. Ma,
prima di tutto, chi, o cosa, creò il ‘sistema’ che elaborò queste esigenze?

L’intera questione sembra un cane che cerca di afferrare la propria coda – forse è per questo che in inglese dog (cane) è god (dio)
scritto al contrario? (vedi ‘In the Eye of the BeeHolder’)

Il 22 luglio 2012 il mondo ha avuto conferma dal ‘Large Hadron Collider’ del CERN, situato a Ginevra, che ‘abbiamo’ davvero quello
che con ogni probabilità è il bosone di Higgs. Questo bosone probabilmente possiede delle ‘sorelle’, per esempio esistono diversi
bosoni di Higgs. Sarebbe meraviglioso se, come risultato della scoperta, trovassimo le prove dell’esistenza di altre dimensioni…

Tuttavia, nonostante il bosone di Higgs, il 95,1% dell’universo rimane per noi un mistero, classificato come ‘energia oscura’ (71%)
e ‘materia oscura’ (24,1%). Solo il rimanente 4,9 % della massa totale è formato da atomi10). Se, grazie ai matematici e agli astrofisici,
noi abbiamo una ‘comprensione’ della ‘materia oscura’ e della ‘energia oscura’, e attraverso l’applicazione del ‘Modello standard’
(16+1) alla fine ‘comprendiamo’ la ‘Supersimmetria’ (se esiste), potremmo effettivamente arrivare a spiegare come l’universo
sia nato da una ‘fluttuazione quantistica casuale nella pre-esistente nullità’. Non solo, potremmo anche arrivare a conoscere come
la ‘materia’ prese il sopravvento sull’’antimateria’ senza che avvenisse la reciproca eliminazione.

Presumibilmente, tuttavia, (a meno che non pensiate che questa speculazione, troppo vicina al pensiero occidentale giudaico-cristiano,
sia una inutile perdita di tempo – e potreste effettivamente avere ragione!) potremmo sempre rimanere affascinati dalla
domanda più sconvolgente, più ‘annodata’ (Knotty) di tutte:

PERCHE’? (Y?) :

Ma allora di nuovo: PERCHE’ NO?(Y-knot?!) (knot, nodo)

Così, all’interno della struttura di questo misterioso universo in espansione (e alla fine in contrazione?), il Linguaggio Fonetico (una
delle facoltà umane di scambio di informazioni), come abbiamo suggerito sopra, ha reso la comunicazione interpersonale molto
più facile ma, allo stesso tempo, ha potenzialmente limitato i nostri orizzonti.

Parlando di letteratura, e non di musica e nemmeno di simbolismo metafisico, arriviamo al punto cruciale del problema: se accettiamo
l’ispirata ‘ipotesi specifica’ di una ‘grammatica generativa' (un’altra importante Scienza generativa) di Noam Chomsky, dobbiamo
anche considerare, su di un piano più mondano, che i suoni, designati dalle singole convenzioni sociali, vengono trasformati
nei segni grafici corrispondenti a quei suoni. Così, con gli alfabeti greco, latino, cirillico e arabo, che rappresentano, effettivamente,
la grande maggioranza delle espressioni grafiche letterarie dei suoni in ogni epoca, noi siamo diventati, anche troppo volentieri, gli
schiavi (dichiaratamente creativi) della catena di montaggio degli alfabeti lineari.

D’altro canto, nell’antico egizio, nelle lingue orientali e nelle altre basate su geroglifici, pittogrammi o ideogrammi, un suono unito
a simboli rappresenta un oggetto reale, o una situazione connessa a un oggetto. Un’associazione di simboli può anche essere
usata foneticamente per ottenere una serie di suoni che descriva un terzo oggetto o situazione, non necessariamente connessa
con quella originaria. Questo processo attiva aree meno sfruttate del cervello, creando difficoltà alle menti occidentali. Per questo
Marshall McLuhan di certo non era in errore quando riferendosi al cinese lo indicava come un linguaggio ‘audio-tattile’ piuttosto
che ‘visivo’.

Nel settembre 2012, il neuro scienziato francese Stanislas Dehaene ha presentato la sua scoperta. Secondo il suo studio, quando
un matematico osserva una formula matematica si attivano delle aree specifiche del cervello, ma queste aree non si attivano
quando un non-matematico osserva la stessa formula. Questa scoperta è importante perché sembra contraddire la teoria di Noam
Chomsky che vuole che un aspetto fondamentale dell’evoluzione del linguaggio sia l’elaborazione dei simboli da parte del cervello.
Chomsky ritiene che la mente conservi i simboli uno dentro l’altro, e che per creare il linguaggio li decifri procedendo dall’interno
verso l’esterno. Le formule matematiche sono elaborate attraverso lo stesso processo – ma se Dehaene fosse nel giusto, le aree del
cervello usate per questi calcoli non sarebbero le stesse usate per il linguaggio.

Secondo Dehaene, non esiste una singola area del cervello capace di elaborare sia simboli sia parole – il linguaggio e la matematica
sono mutualmente dissociate. Lo scienziato dice: ‘E’ molto importante sottolineare il fatto che le aree usate per elaborare il linguaggio
non interagiscono con quelle usate per elaborare le formule matematiche.’

È interessante notare qui che Einstein affermava di non pensare per parole ma per immagini.

… E anche che Mozart vedeva colori quando sentiva note musicali.

Ma forse è la musica che connette linguaggio e simboli. Bach usava modelli matematici formali per comporre le sue fughe per organo,
e l’’effetto Mozart’ suggerisce che il cervello usi le stesse aree quando ascoltiamo la musica e quando elaboriamo problemi
spazio-temporali. Ovviamente, quando reagiamo alla musica e alla poesia lo facciamo con tutto il nostro sé piuttosto che con la
consapevolezza di quello che accade nel nostro cervello. Ma gli scienziati indagano la sovrapposizione tra la musica e la matematica
all’interno del funzionamento del cervello, e queste ricerche sulla sovrapposizione tra musica e matematica, separatamente, hanno
scoperto che si attivano quasi le stesse parti del cervello quando ascoltiamo la musica e quando siamo impegnati in ragionamenti
matematici, e altre identiche parti si attivano quando elaboriamo fraseggi melodici o linguistici. Questa potrebbe essere la ragione
per cui la prevalenza di orecchi assoluti è molto più alta tra coloro che parlano le lingue tonali (compresa quella cinese) rispetto a
quelli che parlano lingue europee non tonali. (Vedi la citazione da Tom Paulin a pagina 25!)

Queste teorie sono comunque controverse, e l’Artista ne è pienamente consapevole. Ciò nondimeno, il suo lavoro deve essere
letto all’interno di questo contesto fonetico, semantico, epistemico e linguistico: frasi, suoni e concetti non sono più, in tutto o in
parte, i simboli alfabetici dei suoni e diventano oggetti scultorei o rappresentazioni grafiche di vibrazioni fonetiche.

Queste opere vanno oltre l’aspetto giocoso dei giochi di parole di Marcel Duchamp o di Man Ray e le teorie della poesia visiva, per
unire un nuovo surrealismo astratto con la pop art, l’arte concettuale e postmoderna.

Inoltre, questi lavori sono esteticamente molto validi, sono eseguiti con grande maestria tecnica (che comprende l’ampio uso di il

luminazione a ‘LED’) e mettono in mostra un grande senso dell’umorismo.
A questo proposito: l’artista ha studiato tutte le ‘spiegazioni’ psicologiche razionali e ragionevoli su quel che riguarda l’umorismo,
eppure rimane convinto che meno una battuta (essendo una intuizione, e una forma d’arte in sé) è ‘spiegata’, e più allegria (!) (the
merrier – meno spiegato meglio è) e più effetto suscita in chi la ascolta. Egli si ritrova pienamente nella massima di Albert Einstein:
‘La ragione dovrebbe essere la serva dell’intuizione. Abbiamo creato una società che onora la serva e dimentica il padrone.’ L’umorismo
è davvero troppo importante per essere ‘spiegato’: un certo grado di spontaneità e di mistero dovrebbe sempre rimanere.
Come facciamo a conservare il mistero se cerchiamo di spiegarlo?! René Magritte colse la questione dando titoli incomprensibili,
apparentemente seri, e assurdamente slegati alle sue opere, come ad esempio:


‘valorizzare il mistero dell’esistenza’

Un modo in cui il lavoro di Lorenzo mostra il senso dell’umorismo dell’artista è il suo raffinato uso del gioco di parole, attraverso il
quale si beffa non solo della vacuità di molta arte contemporanea, e dell’atteggiamento diffuso verso le ‘certezze’ scientifiche, ma
anche di se stesso! Conosce molto bene la differenza tra omonimia, omofonia e assonanza, usandole con grande efficacia. Sostiene,
tuttavia, di non pensare coscientemente ai giochi di parole, ma che, invece, questi gli si presentino spontaneamente quando ascolta
un suono o una parola che da luogo a una immagine nella sua mente. I giochi di parole non sono la forma di umorismo da tutti
preferita, ma l’artista si trova comunque al fianco di Shakespeare, Carroll e Nobokov, i quali tutti ne hanno fatto uso.

Vladimir Nabokov scrisse che ‘il gioco di parole è più potente della parola stessa’. L’artista sostiene che chi non è capace di
giocare con le parole non è neanche in grado di usarle correttamente (Nell’Inghilterra classista del XIX secolo, Oscar Wilde diceva:
‘Un uomo che chiama vanga una vanga dovrebbe essere costretto a usarne una.’). È un fatto che poche persone sono capaci di
giocare con la fonetica, e questo è il risultato dell’eccessiva enfasi che oggi viene data all’acquisizione accademica di fatti consequenziali.
La moderna mente umana (il cervello digitale), stanco della logica consequenziale, sì/no, binaria (‘bit’), salta verso nuove
rivelazioni e intuizioni attraverso l’uso del gioco di parole.

La cosa interessante è che se si spinge questo troppo in là, ‘per questa via sta la pazzia’. Edward Hoagland, nel suo libro ‘Learning
to Eat Soup’ (‘Imparare a mangiare la zuppa’) racconta di come James Joyce cercò i consigli di Carl Jung quando iniziò a sospettare
che sua figlia fosse malata di mente. Dopo poche sedute con lei, Jung disse al padre che la figlia era schizofrenica. Il segno rivelatore
era la sua tendenza ossessiva a fare giochi di parole, molti dei quali erano piuttosto ingegnosi. Joyce, allarmato, confessò che anche
a lui piaceva l’arte dei giochi di parole. ‘Tu sei un sommozzatore del mare profondo,’ rispose Jung. ‘Lei sta annegando.’

Nietzsche ebbe un esaurimento nervoso a Torino nel 1889, durante il quale gettò le braccia al collo di un cavallo per proteggerlo
dalle frustrate. Secondo un resoconto dell’incidente avrebbe gridato, ‘Je suis le tyran de Turin’ (‘Io sono il tiranno di Torino’) prima
di cadere a terra svenuto.


Nonostante questo (o forse proprio per questo?) il gioco di parole è sempre la forma di espressione più immediata, dato che può
condensare in un istante un’idea in una immagine. Vi ricorderete senz’altro che Henri Cartier-Bresson sosteneva, pur riferendosi
ad un contesto diverso, che una singola immagine esprime l’essenza delle cose con forza molto maggiore rispetto alle mere parole.
Attraverso l’uso del gioco di parole, l’Occidente si sta integrando con l’Oriente: stiamo diventando più ‘audio-tattili’.

Inoltre, se ci riflettete, i giochi di parole sono molto più vicini al mondo dei quanti, dove l’alternativa binaria ‘sì/no’ potenzialmente lascia il posto a quella ‘entrambi/e’.

L’oggetto-parola-idea-frase è importante, e l’uomo è troppo spesso giudicato dalle singole parole che pronuncia o scrive, ma non
abbastanza spesso dalle immagini che vede nella sua mente e che conseguentemente riproduce. Cogliere nell’‘azzurro del cielo’
l’immagine di una poesia abbinata a una ragione astratta.

Se la filosofia potesse essere applicata a un artista di questo genere, non potremmo forse chiamarlo un ‘operatore neurofisiologico’
che ‘costruisce’ (Immanuel Kant) e ‘de-costruisce’ (Friedrich Hegel e Jacques Derrida) nello stesso tempo? A Lorenzo piacerebbe
essere un sostenitore di Baruch Spinoza o di Emanuele Severino, ma trova che ‘non-filosofi’ come Karl Popper, Richard Rorty e
Buckminster Fuller siano molto più ‘accessibili’. (Un inciso, il gioco di parole preferito da Buckminster Fuller: ‘Perché un macchinista
ferroviario indossa piccole muffole?’… ‘Perché ha bisogno di una piccola pausa (pause, ma si legge come paws, zampe) per
trovare la stazione.’(station identification può riferirsi sia alla stazione ferroviaria, sia alla stazione radiofonica))

Lorenzo, che coltiva interessi per molte discipline, è un vero eclettico nella vita di tutti i giorni e sfugge alle categorizzazioni. Non
sorprende quindi, che anche dal punto di vista artistico non ricada in nessuna ‘classificazione riconosciuta’. Inoltre, e ancora una
volta non sorprende, ritiene che: ‘La Percezione, l’Intuizione e l’Umorismo sono di gran lunga le tre attività più significative del
cervello umano’.11) Si considera un ‘teorico ironico’: non crede completamente, ne comprende pienamente, quello che in totale
sbigottimento egli coscienziosamente, enfaticamente, gioiosamente e auto ironicamente asserisce.

1) Svante Pääbo, Max Planck Institute, Germania
2) Gerald M. Edelman
3) Robin Dunbar
4) Wolfgang Pauli ora può riposare in pace sapendo che i suoi neutrini non possono, dopo tutto, viaggiare più velocemente della luce!!!
5) Orest Khvolson, Albert Einstein e Richard Ellis
6) Rupert Sheldrake
7) ‘L’inquietante azione a distanza’ di Albert Einstein (A sua volta ‘messa in agitazione’ dal ‘quanglement’ di Roger Penrose?)
8) Immaginato da Max Planck in collaborazione con Richard Feynman, quel ‘suonatore di bonghi mezzo genio, mezzo buffone’, Premio Nobel 1965.
9) Roger Penrose, tra gli altri, sostiene che le attuali leggi della meccanica quantistica abbiano bisogno di una trasformazione fondamentale; nutre anche forti reserve su molti aspetti del corrente approccio al programma della Teoria delle stringhe. (‘The Road to Reality’ - ‘La strada che porta alla realtà’- , 2005) Tuttavia, nel 2003, la ‘Teoria dei twistor’ proposta da Penrose nel 1967, è stata elaborate da Edward Witten, lo studioso di Princeton della ‘Teoria delle superstringhe’, ed è arrivato a formulare un’ipotesi molto originale.
10) Cifre aggiornate al 2013, deducibili dai dati raccolti dal satellite ‘Planck’ dell’Agenzia Spaziale Europea.
11) Parafrasando Edward De Bono

 

Un connubio indissolubile

Quando si parla di arte è inevitabile non addentrarsi in dinamiche psicologiche, delle quali l'emozione è il punto cardine, a cui tutte
ruotano attorno. Non è forse quest'ultima ciò che rende evidente il connubio indissolubile tra attività artistica ed il vissuto emotivo ?
Va preso in esame in questi termini il processo di sublimazione che corrisponde al processo mediante cui la pulsione cambia lo
scopo o l'oggetto, verso cui tendeva, consumando la propria carica in un' attività socialmente accettata, con significati e contenuti
adattivi per il soggetto. Rimanendo in termini psicoanalitici l'artista, attraverso la sublimazione, apre le porte al suo inconscio che
trova così spazio per essere espresso, influenzando in questo modo l'opera creativa con vissuti esperienziali dell'artista. Questo avviene
tramite quell'attività che comunemente chiamiamo fantasia.

Quest'ultima, nel gioco infantile, ad esempio viene utilizzata, come espresso nella teoria Freudiana, come mezzo di realizzazione
di desideri istintivi, consistenti nell'identificazione con un adulto. Nell'atto creativo può essere trovata la stessa natura della fantasia
nell'infante, arricchita dal mondo esperienziale dell'artista.

Tutto questo è ciò che si può notare osservando le opere di Lorenzo Scaretti, in cui ciò che viene espresso in una prima dimensione
più superficiale è l'ironia con cui gioca con le parole e la sua arte figurativa, con cui le porta a compimento ed esplicite per chi le
osserva. In una seconda dimensione, più profonda, viene espressa proprio quella capacità di utilizzare la fantasia, di “giocare”, ma in
modo intelligente ed estremamente acuto di combinare parole che il più delle volte sono delle provocazioni o semplici prese in giro.
Normalmente l'uomo, tendendo ad identificarsi con un modello adulto, perciò forte e concreto, considera l'atto di fantasia un atteggiamento
infantile e per questo non rappresentativo dell'idea di Sé. In Lorenzo Scaretti invece l'infanzia non è temuta, viene
vissuta come uno strumento per sfidare quel modello sociale adulto, che cerca di evitare confidenze che possono essere correlate
alla propria fantasia.

Questo rimanda alla storia del gabbiano Jonathan Livingston a cui l'artista dedica l'opera SawRing Inspiration (Lorenzo, 1973). La
storia narra l' amore del protagonista per il volo, passione questa, non condivisa dalla stessa famiglia, ne tantomeno dal resto dello
stormo. Arrivando al punto che il consiglio degli Anziani, lo bolla come reietto, e perciò lo allontana. Il gabbiano a questo punto
continua a perseguire la sua idea e passione perfezionandosi sempre più, tanto che quando decide di ritornare, tutti ne apprezzeranno
le doti. Nell'artista si denota come il suo inconscio gli suggerisce di dover segnalare che il comportamento "scaltro" ed "evoluto",
ma fondamentalmente menzognero, dell'attuale mondo che si ritiene "adulto" non è solo patetico ma anche negativo per
il benessere psicologico degli stessi "adulti".

L'artista sembra di ben comprendere che gli alti standard di onestà intellettuale che egli si prefigge sono, molto probabilmente,
irraggiungibili ( da qui la sua acuta auto-ironia ) ma, ciò nonostante, egli sente di non potersi esimere dal segnalare il suo profondo
disagio per una situazione che, egli sembra ritenere, può solo portare ad una sofferenza per i singoli individui costretti a partecipare
ad una società che pare basarsi prevalentemente sulla menzogna, sull'inganno, sulla disinformazione e sulla mistificazione. Lorenzo
Scaretti con la stessa determinazione del gabbiano Jonathan Livingston, consapevole dell'idea di sé, attende che l'osservatore, rimanendo
colpito dall'intima unione presente tra l'artista e le sue opere ed incuriosito dal comprenderne il significato, venga
spinto ad utilizzare l'atto razionale per librarsi all'interno della propria fantasia per arrivare a toccarne il pensiero.

Andrea Maria Salvioni, 2012

 

Citazioni 

"Le mie parole sono mie e non vostre, e non appartengono a voi. Tutti devono venire fuori del proprio essere"

Zen concept

 


"Ti ho insegnato qualche parola, ma non la verità che sta dietro di loro"

Galileo Galilei

 


"La filosofia è la lotta contro gli incantesimi esercitata sulla mente dal linguaggio"

Ludwig Wittgenstein

 


"Da quandol'uomo pensa solo attraverso l'uso di parole e simboli esteriori, queste stesse parole e simboli esteriori potrebbero girarsi verso l'uomo e dirgli: 'Non dire nulla di diverso da quello che abbiamo insegnato'.

Charles Sander Peirce

 


“(Senza dubbio c'è una) posizione centrale tra le arti della forma d'arte il cui mezzo è il linguaggio."

Noam Chomsky

 


"La bellezza e l'eleganza di un'equazione matematica non sono ancora garanzia della validità dell'equazione ci spronano a difendere con entusiasmo le sue ipotesi e le sue conclusioni."

Andrew Wiles

 


Non vi è nulla di più vulnerabile ed effimero delle teoria scientifica che è un tentativo effimero di spiegare i fatti e non una verità eterna

Karl G. Jung

 


"La scienza e l'estetica sono complementari, non contrastanti.

Michael Seherner

 


La Bellezza incatenata che deve essere liberata è l'immaginazione.
E 'l'avventura del genio, di cui la ragione è solo un peso morto “.

Parafrasando Saint-Pol Roux il magnifico. Lettera a André Breton, 1922

 

 

La ragione dovrebbe essere il servo dell' intuizione. Abbiamo creato una società che onora il servo e il padrone dimentica

Albert Einstein

 


L'intuizione è la sovra-logica che taglia fuori tutti i processi di routine di pensiero e salta direttamente dal problema alla risposta.

Robert Graves

 

"Il pensiero creativo può significare semplicemente la consapevolezza che non c'è nessuna virtù particolare nel fare le cose nel modo che non siano state fatte da sempre"

Rudolph Flesch

 


"L'intera scienza non è niente più che un'elaborazione del pensiero quotidiano."

Albert Einstein

 


"Ah, che buon sapore! Che cosa terribile! Il sapore è il nemico della creatività."

Pablo Picasso

 


" L'arte è l'oggettivazione del sentimento e la soggettivazione della natura"

Susanne K. Langer

 


"...non voglio dire l'arte di essere uno specchio di vita. Nel tempo, se vuole, la vita può - a suo rischio e pericolo -. specchiarsi nell' arte"

Felice Levini

 


"Le beau est toujours bizarre. Je ne veux pas dire qu'il soit volontairement, froidement bizarre, car dans ce cas il serait un monstre sorti de rails de la vie. Je dis qu'il contient toujours un peu de bizarrie, de bizarrie naive, non voulue, inconsciente, et que c'est cette bizarrie qui le fait etre particulierement Beau."

Charles Baudelaire

 

"La strada per una reale comprensione della mente deve passare attraverso il sentiero cellulare nel cervello."

Eric R. Kandel

 


«Colui che comprende il babbuino contribuirà alla metafisica più di Locke»

Charles Darwin

 


"L'umorismo è di gran lunga il comportamento più significativo del cervello umano. L'umorismo ci dice molto più su come funziona il cervello di ogni altra attività umana"

Edward de Bono

 

..."La sfida più grande per il pensiero occidentale, è che l'esistenza di una linea precisa che separa gli esseri umani dagli esseri non umani può essere semplicemente un frutto della nostra immaginazione"

Lee M. Silver

 

"Sono molti gli aspetti dell’umanità che dobbiamo ancora comprendere, per i quali non esistono modelli utili. Forse dovremmo credere che la moralità sia nota soltanto agli dei e che, se consideriamo gli umani come organismi modellati sugli dei, allora studiando noi stessi potremmo giungere a capire anche gli dei.

Sidney Brenner

 


"Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia"

William Shakespeare
(Hamlet)

 


"La tua teoria è folle, ma non è abbastanza folle per essere vera."

Niels Bohr

 


“E 'meglio essere folli della propria ragione che essere un saggio con le idee degli altri.”

Fiederich Nietsche

 


“Che tipo di liberazione sarebbe quella di abbandonare una assurdità logica e coerente e abbracciarne una illogica e incoerente?”

James Joyce

 


“Ogni opinione ormai accettata una volta era eccentrica.”

Bertrand Russell


“Le teorie hanno quattro fasi di approvazione:
I) questa è una sciocchezza inutile;
II) questo è un interessante, ma perverso punto di vista;
III) questo è vero, ma senza importanza;
IV) Ho sempre detto così.”
J. B. S. Haldane

 


“Ogni volta che le persone sono d'accordo con me ho la sensazione di essere dalla parte del torto.”

Oscar Wilde

 


“Siamo solo espressione di un sistema incredibilmente complesso di un antico macchinario molecolare che si evolve e seleziona attraverso i secoli.”

Caleb Scharf

 


“Sappiamo tutti che l'arte non è la verità. L'arte è una bugia che ci fa capire la verità “.

Pablo Picasso

 


“Nulla esiste, e nessun evento accade, in stato di stasi ma è sempre in fase di mutamento e trasformazione”.

Emanuele Severino

 

"Io non so perchè siamo qui, senz'altro non per divertimento"

Ludwig Wittgenstein